Il Carnevale delle Janare

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Quest'anno, la Palma per il Carnevale più originale – su segnalazione dei nostri lettori – va a quello di Conca dei Marini: un'affascinante cornice naturale per uno spettacolo di gioia e cultura.

Conca dei Marini, tra Amalfi e Positano, nella splendida costiera amalfitana, il 2 febbraio ha festeggiato il Carnevale ispirandosi all' antica leggenda delle Janare.

Un racconto suggestivo ed il fascino di una terra la cui storia affonda le radici nel mito e nella leggenda locale, si è sviluppato in un'atmosfera di poesia e di bellezza naturale, di mistero e di fascinazione che da sempre hanno ispirato poeti, musicisti, attori e artisti.

Le Janare, simbolo di un femminile seducente, magico, notturno e misterioso hanno avuto da secoli una presenza intrigante nell'immaginario di chi si accosta alla storia e alla tradizione del popolo dei naviganti di Conca dei Marini.

Con l'evento, Conca dei Marini ha voluto rievocare l'atmosfera magica di un tempo che ancora oggi si avverte negli ameni luoghi della località marinara, rimanendo fedele a quel messaggio di amore e di bellezza che è stato trasmesso da chi in esso ha creduto.

Si narra che nel XVI secolo a Conca dei Marini ci fossero le streghe, dette "janare". Si pensa che questo termine derivi dal latino ianua (porta) e che rimanda ai riti augurali e di superstizione che venivano fatti per proteggere la casa dal malocchio.

Quindi molti vedevano queste figure come delle fattucchiere che si incontravano per i loro riti di notte. La leggenda narra che le streghe si incontrassero nel campo degli ulivi che si trova dietro la chiesa di San Pancrazio martire, nella zona di "Campitiello" limitrofa alla Grotta dello Smeraldo e in località "Punta Tavola". Venivano attribuiti vari poteri a queste donne (fatture fulminanti, filtri di amore e pozioni contro il malocchio) e si cercava di tenerle lontane poiché si temeva una loro vendetta. Ma alcuni sostengono che con questo loro comportamento bizzarro riuscivano a dare sfogo ai loro impulsi sessuali nei momenti di assenza dei loro mariti, impegnati nella navigazione.

Qualcuno farebbe invece risalire l'etimologia del termine "janara" a Diana, dea della caccia e della magia. Parliamo sempre al condizionale perché in questi casi realtà e finzione si fondono in un cosi perfetto connubio che appare difficile distinguerli.

Si narra inoltre che queste strane creature, molto simili alle comuni Fate e dunque non propriamente streghe malvagie, volassero di notte cospargendosi il petto di un unguento magico, e possedessero vari poteri, come scatenare tempeste e trasformarsi in animali, che conoscessero l' uso di erbe per debellare ogni sorta di malattia. La tradizione vuole che le Janare si riunissero sulla spiaggia del Fiordo, provenienti da varie parti del paese attraverso antichi sentieri lungo il vallone. Qualunque cosa sia stata la Janara, l'unica certezza è che comunque appartenesse ad un Universo estraneo a quello dell' Uomo e per questo misterioso e incomprensibile come tutto ciò che è diverso. Ma le Janare,si sa, vivono oggi sotto mentite spoglie, con doppie identità, spesso mascherate da brillanti avvocatesse o da infaticabili domestiche.

Fonte: PeopleAndFreedom