Gatto a Conca

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Ricorre quest’anno il centenario della nascita di Alfonso Gatto. Io l’ho conosciuto e frequentato: Mi onorò di sua amicizia e mi fu Maestro di vita e di poesia fino al tragico epilogo della sua esistenza: l’8 marzo del 1976. Amava la Costiera amalfitana. Non disponeva di macchina ed odiava la guida. Così, spesso, mi chiedeva di fargli compagnia nelle scorribande da Vietri a Positano, con soste, sempre più frequenti negli anni a Minori, a Ravello, ad Atrani, ad Amalfi, a Conca, a Furore, a Positano.

Nei viaggi alternava briose e divertenti conversazioni, ritmate da ricordi dell’infanzia lontana, a lunghi silenzi quasi ad interiorizzare emozioni da trasferire,poi, nella sonorità lirica della pagina scritta. Nacquero così le liriche che inserì nella raccolta “Rime di viaggio per la terra dipinta”, edita nella collana Lo Specchio di Mondadori nel novembre del 1969. Costituiscono una guida di viaggio poetico lungo i tornanti della strada che da Vietri a Capodorso, a Minori, ad Amalfi sale e scende per il mare di Conca e di Furore, dove una finestra di vetri d’alba s’apre per l’oriente alla breva serale e dove il sonno del riverso meriggio è già l’amore e dove, ancora, tra il frascheggio di pergole di scale e di voci passanti fila il fumo di chi vive col suo niente una giornata d’aria.

La prima tappa è Raito, salute degli infermi, un paese di dolcezza per gli inverni, dove sul divano di seta d’oro impallidiva il biondo scozzese pettinando eternamente la moglie innamorata, il volto tondo in quella dolce eternità del niente. Dopo Vietri irrompe la bella immagine della donna che beve nelle mani goccia a goccia fili di capelvenere, di cedro e l’ambra della luna nuova nell’ambra di caramello per soffermarci subito dopo in quella della costa di Cetara e d’Erchie odorosa di ragia e di fragaglia che sale nella memoria, tesse i muri, impaglia le pergole di agrumi e, intanto, per le scale dei monti svetta il bianco delle case.

E chi partì per sempre ne rimase leggero come l’aria delle cene inebriate dalla luna nuova. E di cene insieme ne consumammo tante a Minori con l’allegra brigata di Lelio Schiavone, Antonio Castaldi, Bruno Fontana e Mario Carotenuto o ad Atrani a tirare l’alba in miti conversari nella piazzetta/salotto con le scalinate e l’agile campanile di San Salvatore de Birecto a far da quinta. Gatto amava molto Atrani, città d’un tempo e d’ogni giorno colta nella sorpresa d’essere con quel costrutto per dimore che ascendono murate al vivo, illese nel tessere per saldo e per nitore terrazze a sghembo, cupole di chiese, là dove nelle arcate del viadotto il mare verde inabissato annera con in alto i vetri del tramonto e sotto il fresco parlare ch’è già sera.

A Positano m’è memoria di angurie a mezzaluna, vinta per 11 a 10 dal Maestro in una curva prima del minuscolo arioso a squarci azzurri d’infinito. E poi, ad una svolta, fu stupore lo spettacolo delle case a grappoli sulla collina, che scivola a mare e s’inarca al cielo: la meraviglia d’essere nel saldo d’un costrutto felice, il corpo caldo nella pietra che verzica di sole. Vi restano più a lungo le parole non dette ed è, all’accorrere, la svolta di un paese che c’è come una volta da chiamare per nome e da tacere. Verso la fine degli anni sessanta mi chiese di trovargli una casa nel verde degli agrumeti, nel silenzio assorto della campagna spalancata sull’infinito dell’orizzonte del mare dei miti e della storia. Girammo a lungo tra Ravello, Scala, Pogerola di Amalfi e Furore.

La trovò a Conca. Gli piacque e fu il suo rifugio. E a Conca dedicò una bellissima lirica, in cui registrava la paura da mancamento su per l’erta delle scale dal mare alla collina.

Il mezzogiorno lastrica le mude / di calce spenta, mi sostiene il vago / terrore di mancare, così nude / le gambe irragionevoli che appago / del ricordo del sole, così mio / l’inganno di seguirle al tremolio / dell’universo vuoto. / Nel precipizio del cadere immoto / la mia paura a strepito di cuore”:

Domani sera, venerdì 17, alle ore 20.

Conca riconoscente commemora il Poeta. Io ci sarò a fare il pieno di emozioni in quel teatro naturale che cattura brezza iodata carica di aromi di campagna. E parlerò di Alfonso con l’affetto per l’Amico, la devozione per il Maestro, l’ammirazione sconfinata per il Poeta Spero che alla manifestazione organizzata da Salvatore Criscuolo, operatore turistico cultore della buona letteratura, con il supporto dell’Amministrazione Comunale, siano in tanti a testimoniare amore per la Cultura e per la Poesia, in memoria di un Grande Figlio della terra salernitana.

Fonte: PositanoNews 16/07/2009

 

Seguendo l’erta di Conca

Il mezzogiorno lastrica le mude
di calce spenta, mi sostiene il vago
terrore di mancare, così nude
le gambe irragionevoli che appago
del ricordo del sole, così mio
l’inganno di seguirle al tremolìo
dell’universo vuoto.
Nel precipizio del cadere immoto
la mia paura a strèpito del cuore.
Ad attrarmi così, nel lieve moto
di quegli aghi silenti, fu stupore
di vita la sembianza dell’addio

che a distinguere il volto mi trovavo.
Ero l’orma sparita nell’incavo
del segno, a rilevarmi dall’oblio
fu la musica torrida, la spera

d’un riverbero alato, la Chimera.

Alfonso Gatto